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Sarno, omicidio Gaetano Russo: «Colpito con oltre dieci fendenti da chi aiutava»

Il 61enne ha tentato di difendere la figlia di 19 anni allontanandola con la madre dalla furia dell’uomo

Il corpo dilaniato da oltre dieci coltellate. Massacrato per salvare la figlia 19enne aggredita da un tossicodipendente nella sua salumeria. È morto così, Gaetano Russo, 61 anni, all’interno della sua attività commerciale. Padre di tre figli, diventato nonno da poco. Ad ucciderlo Andrea Sirica, 34 anni, di Sarno, pluripregiudicato che ha ammazzato senza scrupoli chi si prendeva cura di lui. I due, infatti, si conoscevano, Gaetano spesso aiutava il 34enne dandogli un pasto caldo.

Il racconto della nipote

«Mio zio lo aiutava – racconta Imma Belmonte, la nipote della vittima – Non c’è stato alcun motivo, non ha chiesto un euro, era alterato forse dall’uso di sostanze. Voleva aggredire mia cugina, ed il padre per difenderla è stato accoltellato. Tutti devono sapere che persona fosse mio zio, aiutava tutti, anche colui che lo ha ammazzato. Vogliamo giustizia. Non possiamo pensare che tutto sia dimenticato, che si trovino attenuanti. Spesso escono dal carcere dopo poco, ma spero con tutta me stessa che stavolta non accada. La rabbia è tanta, il dolore è terribile, crediamo nella giustizia divina. Mio zio è morto dove è sempre stato: dietro il suo bancone a lavorare».

Un assalto mortale, Gaetano è finito a terra in una pozza di sangue davanti agli occhi della figlia e della moglie, che per l’orrore ha perso conoscenza. Sulla vicenda indaga il commissariato di Polizia di Stato, con il vice questore Pio D’Amico; le indagini sono coordinate dal pm Federica Loconte della Procura di Nocera Inferiore. Da una prima ricostruzione, fatta anche dai familiari della vittima e da alcuni testimoni, Sirica è arrivato in via Paolo Falciani, a ridosso di piazza Sabotino, quasi all’una di notte; ha suonato al citofono dell’attività di alimentari e panificio. Gaetano aveva appena finito di lavorare nel laboratorio, era pronto a chiudere e ad andare a casa, al piano di sopra. La figlia 19enne avrebbe aperto la porta. Un gesto di fiducia, di accoglienza, come spesso facevano con quell’uomo problematico, che aveva bisogno a volte di qualche spicciolo, in altre occasioni di un panino o una bottiglia di acqua.

La ricostruzione

Da quanto raccontato, il 34enne, in evidente stato di alterazione, forse determinato dal consumo di sostanze stupefacenti (in merito si attendono i riscontri degli esami), avrebbe iniziato ad inveire contro la ragazza, a quel punto Russo sarebbe intervenuto per difendere la figlia. Avrebbe detto sia alla 19enne che alla moglie di rifugiarsi e nascondersi all’interno del laboratorio nel retrobottega, ed avrebbe intimato al 34enne di uscire dal negozio. Parole che hanno innescato l’assalto mortale. Sirica avrebbe impugnato il coltello prelevandolo dal bancone e si sarebbe scagliato contro il 61enne. Le urla hanno richiamato la moglie e la figlia. Quest’ultima avrebbe tentato di fermare il killer, supplicando di smettere, gli si sarebbe anche attaccata al collo per bloccarlo, tanto da rimanere ferita lievemente ad una mano. La giovane è uscita in strada chiedendo aiuto, mentre il 34enne, col corpo ormai esanime di Gaetano Russo, si è barricato nel negozio. Ad accorrere, tra i primi, un carabiniere fuori servizio residente in zona. Sul posto gli agenti del locale commissariato di Polizia di Stato, e dopo una delicata operazione, i poliziotti hanno dovuto sfondare la vetrina. Il 34enne è stato arrestato, per lui si configura il reato di omicidio volontario. Sottoposto ad interrogatorio, durante la ricostruzione dei fatti avrebbe dato in escandescenza al punto da richiedere il trasporto in ospedale. Il locale è posto sotto sequestro per tutti i rilievi del caso. Gli inquirenti indagano anche sull’ipotesi di un tentativo di rapina, si cerca di capire se il 34enne abbia cercato di portare via soldi dalla cassa.

Le parole del Sindaco Francesco Squillante

E trapelano particolari che lasciando sgomenti: già nel pomeriggio il 34enne aveva dato in escandescenza in una chiesa ed era stato allontanato. A raccontarlo è stato il sacerdote, don Antonio Agovino. «Era venuto alle 18:30 in chiesa. Appena è entrato ha iniziato a cantare ad alta voce e io l’ho invitato ad andare fuori». Sulla vicenda è intervenuto il sindaco, Francesco Squillante che chiede una pena certa ed ha sospeso tutti gli eventi in città. «Gaetano era un grande lavoratore, onesto e perbene. Come sindaco, come intera amministrazione e come comunità ci affidiamo con piena fiducia al lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, certi che faranno luce su quanto accaduto con rigore e responsabilità. Allo stesso tempo, sentiamo il dovere morale e istituzionale di chiedere giustizia giusta per la famiglia di Gaetano, per l’intera comunità di Sarno che oggi si sente ferita e smarrita e che ha bisogno di sentirsi protetta. La certezza della pena è un principio fondamentale di civiltà e di tutela sociale. Era diventato nonno da poco. Pensare che un giorno si debba raccontare a quel bambino una storia che non abbia al centro una giustizia giusta, chiara e certa, è inaccettabile».

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