Il leader della Lega si dimette per arrivare al congresso straordinario di fine ottobre, chiesto a sorpresa dal palco di Pontida. I malpancisti preparano le contromosse e su Milano resta aperto lo scontro con Forza Italia.
Matteo Salvini rivendica per sé l’etichetta affibbiata ai ribelli del partito: «Io sono nordista, ho fatto la tessera della Lega Lombarda nel 1990. E non ci sono dissidenti». Il vicepremier ha lasciato la guida della Lega, un passaggio tecnico imposto dalle regole interne prima del congresso straordinario di Milano.
Un’estate di tensioni
Era stato lo stesso Salvini a invocare il congresso da Pontida. Con quella mossa il segretario uscente punta a chiudere le fibrillazioni che hanno agitato l’estate del partito, segnata anche dal caso Vannacci e dalle posizioni del capogruppo al Senato Massimiliano Romeo e del governatore lombardo Attilio Fontana.
Tra i “colonnelli” c’è però il timore che le dimissioni si trasformino in un boomerang nei sondaggi, dove la Lega stava risalendo lentamente dopo un forte calo. La nuova segreteria politica viene letta come una risposta a chi chiedeva più collegialità nelle decisioni.
I ribelli: «Sconfitti in partenza»
Al congresso Salvini non dovrebbe avere sfidanti. I delegati sono gli stessi che lo hanno riconfermato a Firenze, ed è proprio questo il motivo per cui gli oppositori interni hanno rinunciato alla corsa: «Siamo stati sconfitti in partenza», è il loro ragionamento.
I malpancisti non escludono comunque di mettere per iscritto le proprie istanze, «denunciando quel che nella Lega si è rotto», come viene spiegato da quell’area.
Il nodo Milano
L’altro fronte aperto riguarda le comunali milanesi. La Lega insiste sulle primarie del centrodestra per scegliere il candidato sindaco e Salvini continua a puntare su Silvia Sardone. Forza Italia, che aveva invitato gli alleati a valutare anche una corsa in solitaria, si oppone.
Il leader leghista ha risposto con una frecciatina agli azzurri: «Silvio Berlusconi ha fondato il centrodestra unito. Siamo uniti ovunque, non si vede perché ci si debba dividere a Milano». E ha rilanciato i gazebo: «Io ritengo che Sardone possa vincere. Ma se non ci mettiamo d’accordo, facciamolo scegliere ai cittadini». Per Forza Italia l’ipotesi resta fuori discussione.



