Legge elettorale, maggioranza battuta alla Camera
La maggioranza è stata battuta ieri alla Camera durante il voto sulla riforma della legge elettorale. L’emendamento sulle preferenze, presentato da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc, è stato bocciato per un solo voto.
Il testo puntava a introdurre un sistema misto con capilista bloccati e preferenze. Il voto si è svolto a scrutinio segreto, richiesto dalle opposizioni.
Preferenze bocciate per un voto
L’emendamento ha ottenuto 187 voti favorevoli e 188 contrari. I presenti erano 366, i votanti 363.
I relatori di maggioranza avevano dato parere favorevole, così come il governo. Anche Lega e Forza Italia avevano annunciato il voto a favore, pur non avendo sottoscritto l’emendamento.
A favore si erano espressi anche i deputati di Futuro Nazionale. Le opposizioni, invece, avevano criticato il testo e annunciato il voto contrario.
Circa 30 franchi tiratori
Il voto segreto ha fatto emergere tensioni nella maggioranza. Secondo i calcoli, i franchi tiratori sarebbero stati circa 30.
Durante le operazioni di voto, alcuni deputati vicini a Vannacci si sarebbero ripresi in video per dimostrare la propria lealtà alla maggioranza.
Meloni: «Persa un’occasione»
Dura la reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
«Abbiamo provato a reintrodurre le preferenze nella legge elettorale dopo più di 30 anni di liste bloccate. Abbiamo chiesto che si votasse con voto palese e che ognuno mettesse la faccia sul suo voto, ma le opposizioni hanno voluto il voto segreto», ha dichiarato.
Meloni ha poi aggiunto: «Il risultato dice che la sinistra e le opposizioni hanno votato compattamente contro. Ma anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione. L’emendamento è stato respinto per un solo voto. Un’occasione persa per gli italiani, ma era giusto provarci. Ha vinto di nuovo la palude».
Schlein: «Un voto contro l’arroganza»
Di segno opposto il commento della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, intervenuta in Aula dopo la bocciatura dell’emendamento.
«Questo è stato un voto contro l’arroganza di chi pensa che in un Paese a crescita zero, con salari più bassi d’Europa, con le liste d’attesa più lunghe, con i costi dell’energia più alti, la priorità fosse la legge elettorale», ha dichiarato Schlein.
Rivolgendosi alla maggioranza, ha poi aggiunto: «Hanno fallito ed è il momento di andare a casa».



