HomeAttualitàFlotilla fermata al largo di Gaza: abbordaggio della marina israeliana

Flotilla fermata al largo di Gaza: abbordaggio della marina israeliana

Una missione interrotta a 70 miglia da Gaza

La spedizione della Global Sumud Flotilla si è arrestata a 70 miglia dalle coste di Gaza, segnando un limite mai raggiunto prima. Per i partecipanti, però, il risultato ha lasciato un senso di amarezza.

Alle 21 di ieri i 44 velieri della missione pro-palestinese sono stati circondati da oltre 16 imbarcazioni della marina israeliana. Gli equipaggi hanno ricevuto un ordine preciso: «State entrando in una zona soggetta a blocco navale. Invertite la rotta verso Ashdod, dove gli aiuti saranno ispezionati e successivamente inviati a Gaza».

A bordo dei velieri si trovavano circa 500 attivisti. Tutti hanno seguito la procedura stabilita durante i 20 giorni di navigazione: giubbotti di salvataggio indossati, telefoni gettati in mare e nessuna resistenza all’abbordaggio.

L’abbordaggio della nave ammiraglia Alma

I militari israeliani, autorizzati a operare nonostante lo Yom Kippur, hanno fatto uso di idranti per confondere e spaventare gli equipaggi. La prima a essere fermata è stata l’ammiraglia Alma, che ospitava figure di rilievo come il brasiliano Thiago Avila, la svedese Greta Thunberg e l’italiano Tony La Piccirella, già fermati in precedenza per tentativi simili.

Le autorità israeliane hanno assicurato che gli attivisti sono incolumi. Dal lato diplomatico, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha dichiarato di aver chiesto al governo israeliano di «evitare qualsiasi atto di violenza contro le persone coinvolte».

Espulsioni e conseguenze legali

Gli attivisti saranno condotti ad Ashdod per l’identificazione e poi rimpatriati in Europa con un volo previsto entro oggi pomeriggio. Coloro che rifiuteranno di firmare il documento che attesta l’ingresso illegale in Israele dovranno affrontare un procedimento giudiziario, con udienze attese nei prossimi giorni.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito l’operazione «un blocco, non un attacco», ribadendo la necessità che ogni fase avvenga senza violenze né rischi per la sicurezza di chi era a bordo.

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