Spettacolo

Musica: Rocco Hunt, torno poeta urbano con “Libertà”

Riscatto personale, dialetto e contaminazioni nel quarto album

“La libertà di fare un disco in dialetto, con le sonorità che volevo. La libertà di farlo uscire dopo tanto tempo”. Rocco Hunt spiega così il suo quarto album, “Libertà”, in uscita il 30 agosto, un momento cruciale per un artista che pure ha conosciuto gli allori sanremesi, perché rappresenta un ritorno alla strada: “Il mio percorso parte dalla strada è’ una cosa su cui ho voglia di riaffermarmi: ho la pretesa di portare il disco nelle strade, per questo ho voluto far uscire pezzi come ‘Ngopp’a luna’ con Geolier: quello che si aspettano da me e’ il poeta urbano non il poeta radiofonico. A parte ‘Ti volevo dedicare’ con Boomdabash e J-Ax, il resto è musica che non vuole essere incanalata. Il modo di fare promozione è cambiato. Noi la musica la facciamo per gli ascoltatori: poi se arriva la radio, e’ una ciliegina”.


Questo significa cambiare prospettiva rispetto ai pezzi di denuncia come ‘Nu juorno buono’ e ‘Wake up’. “La mia parte rivolta al sociale c’èsempre, ma c’è anche altro – spiega all’ANSA il rapper salernitano – Sono andato alla ricerca di un linguaggio attuale, ho sentito l’esigenza di altre storie, anche perché a parlare sempre di problemi può sembrare che ci marci sopra”. Ma l’interesse per le storie del Sud è  intatto, attraverso il filtro personale, da ‘Nun se ne va’ a ‘Libertà’: “In ‘Street Life’ parlo di mia mamma che stirava nelle case delle signore e in ‘Mai più’ con Achille Lauro parlo di come il mio essermi realizzato ha facilitato anche il futuro della mia famiglia: c’e’ tanta rivincita e tanto riscatto”.


La genesi e l’uscita del disco sono state tribolate: “Stavo lavorandoci da più di due anni, la foto di copertina risale a un anno e mezzo fa: all’ultimo momento ho avuto paura di un ennesimo rinvio e ho sclerato”, racconta spiegando il suo addio annunciato su Instagram a luglio. “Qualcuno pensa che sia stata una scelta di marketing, ma non ho mai fatto colpi di testa cosi’: ci chiamavano a casa come fosse morto qualcuno in famiglia. Faccio mea culpa, sono stato impulsivo. Questa cosa ha smosso l’ambiente e il disco si è sbloccato”.

Ad arricchire il disco anche una vastità di riferimenti sonori, dal neo-soul e la trap di ‘Nun me vuo’ bene cchiu”, al french touch e synth-pop di ‘Discofunk’, prodotto da Neffa che presta anche la voce in ‘Se tornerai’: “Per noi era come un sequel di ‘Se mi chiami’. Tanti vorrebbero un beat da lui: che abbia deciso di lavorare ancora con me e’ un onore incredibile”.

D’altro canto, il salernitano ha chiamato emergenti come Geolier, Speranza e Nicola Siciliano, esponenti di diverse anime della scena campana: “Nicola ha solo 17 anni, in lui rivedo la mia fame: è bello restituire quello che Clementino e Nto’ avevano fatto con me, e poi lo scambio e’ necessario in un periodo del genere, quando ogni giorno escono nomi nuovi e tutto si muove”.
Per i live, invece, Rocco vuole fermarsi un attimo: “Sono andato tre anni in tour senza disco fuori: ora lascio parlare la musica e in primavera magari si riparte”.

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