Attualità

Il pettegolezzo piace a tutti, ci impegna 52 minuti al giorno

Inutile negarlo, siamo tutti un tantino pettegoli , ed a confermarlo ci pensa un nuovo studio pubblicato sulle pagine della rivista Social Psychological and Personality Science , secondo cui in genere dedichiamo abbastanza tempo al gossip, inteso come la tendenza a parlare di persone che non sono presenti . Il gossip mina il nostro benessere, soprattutto sul lavoro.

 

In media il gossip ci impegna 52 minuti al giorno

In particolare si è visto che le donne non “sparlano” per demolire qualcuno più degli uomini, che le persone meno ricche non lo fanno più di chi è abbiente, e che i giovani invece lo fanno più dei vecchi. Nella ricerca è stato classificato come gossip il parlare di qualcuno che non è presente, il che può essere fatto in modo positivo, negativo o neutro. Allo studio hanno partecipato 467 volontari, di cui 269 donne e 198 uomini, tra i 18 e 58 anni, che dovevano indossare un apparecchio portatile di ascolto, che registrava il 10% delle loro conversazioni nell’ arco della giornata.In questo modo hanno rilevato 4000 esempi di gossip, cioè conversazioni su persone assenti, classificandole a seconda dell’ argomento, della familiarità o celebrità, e del sesso della persona con cui si parlava. È così emerso che circa il 14% delle conversazioni erano dedicate al gossip o quasi un’ ora nell’ arco di 16 ore, che i giovani parlano male di qualcuno più degli anziani, e che quasi i 3/4 del gossip era neutro, mentre i pettegolezzi negativi erano il doppio di quelli positivi.In gran maggioranza si parlava di persone conosciute, e non di celebrità, e si è visto anche che le persone estroverse lo fanno più di quelle introverse, mentre le donne ‘spettegolano’ più degli uomini, ma solo in senso neutro, cioè per condividere informazioni. 

Cercando di capire quanto tempo possa impiegare una notizia-gossip a diffondersi in Internet, hanno individuato il procedimento matematico che spiega le modalità di propagazione delle notizie sulle reti sociali come Facebook e Twitter: è l’ algoritmo del rumour spreading (o diffusione del pettegolezzo), che ricalca fedelmente il processo di propagazione delle epidemie virali. L’ implicazione scientifica e l’ utilità sociale che ne possono derivare si hanno quando al semplice pettegolezzo si sostituisce un’ informazione utile, come un segnale di allarme.Ma il gossip, come sappiamo, è potente anche in senso negativo. Chi ne è “vittima” può essere letteralmente rovinato da maldicenze e bufale sul suo conto.

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