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Antonacci-Pausini a Vanity Fair: “Siamo fatti per cantare insieme”

“Era il ’93, mi ero appena esibito al Festival e sul letto del mio albergo guardavo in tv la categoria dei Giovani. A un tratto, sul palco di Sanremo, venne fuori lei. La riconobbi subito e dissi a un amico: ‘Sai chi è quella? È la figlia di Fabrizio il pianista del ristorante Napoleone, la ragazzina che vedevamo a Bologna quando mangiavamo con Lucio Dalla e Luca Carboni’. Telefonai immediatamente a mio fratello Graziano. Segnati questo nome, Laura Pausini, vincerà di sicuro. Mandale un telegramma e scrivi: ‘Sei la migliore, trionferai'”.

“Bussarono alla porta, mi diedero questo telegramma, me lo rigirai decine di volte tra le dita. Ero gasata come una scimmia, mi dicevo: ‘Sarà vero?'”.

Era tutto vero: Laura Pausini, al suo debutto con ‘La solitudine’, aveva ricevuto i complimenti di Biagio Antonacci, già cantautore di successo. E, come lui pronosticava, avrebbe vinto lei tra i Giovani. L’aneddoto apre l’intervista a Vanity Fair, che li mette in copertina nel numero in edicola da mercoledì 17 aprile.

Era solo l’inizio di un’amicizia che, 26 anni dopo, questa estate li porta in tour (“Il primo concerto di un uomo e una donna negli stadi italiani”, sottolinea Biagio). “Ci inseguiamo da molti anni perché ci piace passare le ore insieme”, racconta Laura. “Cercavamo un progetto più grande di una semplice canzone. Non tanto l’ennesimo stanco prodotto da commercializzare, ma la possibilità di cantare come se si trattasse di una sconfinata sessione di piano bar. Noi veniamo da lì. E lì, in qualche modo, in una dimensione diversa ma uguale, stiamo tornando”.

Partenza il 26 giugno da Bari, il luogo da cui il padre di Biagio, poverissimo, si spostò a Rozzano, alle porte di Milano. “Se guardi le foto delle nostre case di allora, a centinaia di chilometri di distanza l’una dall’altra”, dice Pausini che è romagnola, “troverà gli stessi mobili, gli stessi letti, la stessa luce in cucina. Suo fratello lavora per lui, mia sorella per me”. Quanto ai genitori, Biagio: “Era dura avere un guardiano che a trent’anni, nel momento della massima esplosione vitale, ti diceva ‘è mezzanotte, domani devi cantare, vai a dormire'”; Laura: “Ogni santo giorno, papà mi metteva a dormire, ‘domattina hai un appuntamento in radio alle 6, fila a letto'”.

 

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