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Elisa e Valeria Prete, la scommessa vincente delle gemelle dell’imprenditoria

di Rossella Liguori 
“Ci sono due battiti. Le bambine si muovono ritmicamente”. “Ma perché, quante sono?” Mamma Anna è distesa sul lettino, è al settimo mese di gravidanza, papà Francesco è al suo fianco mentre l’ecografo le percorre l’addome ed insieme ascoltano quel battito che diventa doppio ad ogni movimento.
“Non può avere due cuori…” dice, quasi impaurita. Le parole del medico rompono gli indugi, parla al plurale, ed è subito una felicità doppia, inaspettata.
Valeria ed Elisa Prete, oggi hanno 36 anni, sono imprenditrici campane giovanissime con grande senso di responsabilità verso le 180 famiglie legate alle loro aziende. Sono venute alla luce due anni dopo Antonio, il primogenito che ha vissuto la condizione di fratello maggiore, ma anche un po’ quella di figlio unico dovuta al rapporto unico ed irripetibile tra le sorelle. Sono gemelle, ma non fanno propriamente i salti di gioia se le si chiama così; eppure, tra la gente, se qualcuno pronuncia il nome dell’una, sicuramente si volterà anche l’altra. Il primo impatto è quello di grande somiglianza, di un rapporto che si consuma in oltre dieci telefonate al giorno; tra fiere in cui Elisa prenota voli in orari improponibili e a Valeria tocca adattarsi; nei corsi per sommelier organizzati da Valeria ai quali partecipa anche Elisa che in realtà beve solo The; nel percorso di studi con insegnanti incuriositi, ma anche sospettosi davanti a quella somiglianza fisica; in feste a sorpresa per il compleanno che non riescono mai. I compiti di matematica in classe con Valeria seduta distanze, addirittura in cattedra. “Il prof pensava copiassi da Elisa per telepatia”, ricorda Valeria. “E’ anche vero che da piccole abbiamo iniziato a parlare piuttosto tardi – dice Elisa- perché avevamo un linguaggio tutto nostro, comunicavamo tra noi e questo ci bastava”. Le somiglianze, come le differenze sono aspetti che accompagnano le loro vite. Laureatesi giovanissime in ingegneria, alla Federico II di Napoli, così anche Antonio, sono cresciute con l’idea di azienda come famiglia.
E’ così che, da Scafati a Sarno in provincia di Salerno, hanno segnato un percorso imprenditoriale, portato in giro per il mondo, giovane, innovativo, moderno e legato fortemente all’arte, alla poesia, alle emozioni, all’empatia con i dipendenti su due binari fondamentali: Tekla, seguito da Valeria ed Antonio; e Manifatture Tessili Prete, seguito da Elisa ed il papà.
 
 
Tekla è l’azienda che si occupa di progettazione e realizzazione di infissi, punta a valorizzare lo stile, la tecnologia con sfide sempre nuove, importanti competizioni e fiere in giro per il mondo. “Noi abbiamo, oltre ad un rapporto meraviglioso, anche la stessa visione, una stessa linea da quando eravamo bambini. – racconta Valeria – Abbiamo condiviso tutto in modo giocoso e gioioso. Da piccoli giocavamo a fare le imprese, io, Elisa ed Antonio. Inventavamo giochi, costruivamo palazzi con i Lego. Siamo cresciuti nell’azienda fondata da papà. Nasciamo a Scafati come commercianti di profili in alluminio, poi, mio padre a fine anni ‘80 ha preso il primo impianto di verniciatura, uno dei più grandi d’Italia. Abbiamo seguito non una imposizione, ma una inclinazione. L’approccio con l’azienda è stato naturale perché noi la vivevamo appieno, studiando il pomeriggio, passandoci le estati. Siamo partiti dal basso, facendo qui ogni tipo di lavoro, poi attraverso il percorso di studio e formazione si è messo completamente da parte il pregiudizio come “figlio di”, ma il nostro è stato un ruolo per competenze acquisite. Questa è la mia vita e l’azienda diventa anche famiglia. Quando sento da altre parti chiedere sacrifici ai dipendenti, non ci dormo la notte. Personalmente lo vedo come ultima spiaggia e non come soluzione per fare utile. Credo che i dipendenti debbano essere contenti, partecipi e parte attiva come valore dell’azienda. Io ed Elisa lavoravamo insieme, così immaginavamo la nostra vita, poi ci siamo divise ed all’inizio è stato un trauma. Ci telefonavamo sempre”.
Manifatture Tessili ha tutto il sapore dell’antico e del moderno in filati esclusivi, trame che a tratti ricordano i merletti delle nonne, altri intrecci invece essenziali e nuovi. L’avventura di Elisa ha seguito quella dello zio. “Dividerci è stato un passo complicato per noi, ma adesso dico sia stata anche una fortuna perché abbiamo rimarcato il nostro essere fortemente in sintonia, ma anche indipendenti l’una dall’altra. – dice Elisa – L’idea era quella di avere due competenze simili in posti diversi. Io la vivo anche come dono dell’ubiquità, è come essere in più posti contemporaneamente. In realtà volevo studiare medicina poi, mi sono iscritta ad ingegneria, il primo anno è andato così bene che ho continuato. Sono un po’ il medico dell’azienda, mi piace valutarne lo stato come un corpo umano ed assicurarmi che stia sempre bene e meglio. La responsabilità all’azienda tessile l’ho vissuta subito come senso di insieme in cui non potevo pensare soltanto a me, dunque un peso personale anche rispetto ai dipendenti”.
Mamma Anna non c’è più da 7 anni, una malattia vissuta con grande coraggio e la forza trasmessa da Francesco ed i suoi tre figli.
Ha lasciato in eredità la sua creatività, le parole in versi, la generosità, il valore di famiglia, ed un calendario che ogni anno diventa la tela per i bambini.
Tutti elementi che trovano la massima espressione nella tenacia di Antonio, nelle poesie che scrive Elisa, nella sensibilità di Valeria ed i suoi “Nasi Rossi- Clown Terapy” nei reparti pediatrici. “Ci è stato detto a bruciapelo della malattia e delle pochissime possibilità di sopravvivenza. – dicono – Tornavamo da lavoro per passare del tempo con lei pensando sempre potesse essere l’ultimo scorcio di vita insieme. Al di là della perdita e del dolore, mamma è in tutto, ed è solo gioia”.

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