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Napoli, Sorbillo: “C’è una guerra al centro storico, a Di Matteo dico di non arrendersi”

“Purtroppo siamo tornati a quel 16 gennaio, abbiamo avuto un’ulteriore dimostrazione che a Napoli è in atto una guerra che avviene di notte”. Così Gino Sorbillo, titolare dell’omonima pizzeria di via Tribunali, nel cuore del centro antico di Napoli, commentando all’Adnkronos i colpi di arma da fuoco esplosi contro la saracinesca della pizzeria Di Matteo. Proprio la pizzeria Sorbillo era stata bersaglio di un altro atto intimidatorio, lo scorso 16 gennaio, con l’esplosione in piena notte di un ordigno che ne ha danneggiato l’ingresso.

“C’è una Napoli che di giorno va a lavorare, fatta di lavoratori, impiegati, studenti – ragiona Sorbillo – e poi c’è un’altra Napoli che scende in strada di notte per fronteggiarsi o per dare segnali eclatanti, per applicare strategie criminali, per impaurire e conquistare territorio, potere. Ogni mattina le persone normali si svegliano vedendo cosa è successo di notte, negli ultimi tempi è così e questo dispiace molto”.

Nel centro storico, spiega Gino Sorbillo, “è in atto una guerra tra bande, c’è una strategia della tensione e abbiamo avuto segnali continui: prima una stesa, poi un bossolo contro l’auto di qualcuno, qualche giorno fa un’altra stesa poco distante da Di Matteo. Tutto questo, noi che siamo in via Tribunali, non lo sopportiamo più. Quando sono stato chiuso per lavori dopo la bomba, in quella settimana via Tribunali era desertificata. I commercianti vicino alla mia pizzeria, che spesso vivono sull’indotto che io creo, si guardavano tra loro chiedendosi dove fossero finite le persone. E pensare che, quando io lavoro, qualcuno si lamenta di tutta la massa di persone davanti al mio locale, è uno dei paradossi di questa città”.

Ai colleghi della pizzeria Di Matteo, eredi di una storica famiglia di pizzaioli e da quasi un secolo presenti in via Tribunali, Sorbillo lancia un messaggio “di forza e di unione, di non arrendersi e continuare a fare lo splendido lavoro che hanno sempre fatto come famiglia e con i loro validi collaboratori. Se ci arrendiamo noi – conclude Sorbillo – finisce il centro storico di Napoli“.

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